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Rootshighway Fabio Cerbone - luglio 2001
Rootshighway by Fabio Cerbone ***1/2 I Groovers ci hanno preso gusto e tornano a breve distanza dall'ultima uscita di studio, con un breve resoconto del loro stato attuale di salute. Do You Remember The Working Class è un Ep sostanzioso (8 brani per mezz'ora tonda di musica) e parecchio interessante, che ribadisce il nuovo corso della band, provando però a spingere l'acceleratore sulla loro anima più garage e rock'n'roll. Le atmosfere low-fi ed i coraggiosi cambi di rotta negli arrangiamenti, che hanno caratterizzato That's All Folks (un disco da rileggere e giudicare sotto una luce migliore, dopo una più lunga assimilazione), si estendono anche sul nuovo lavoro, ma le chitarre tornano ad essere più chiassose, fornendo una connotazione più consona alle radici blue-collar della band, sublimate nei testi sempre più amari di Michele Anelli. Protagonista dei quattro inediti dell'Ep è ancora una volta il mondo del lavoro e la vita operaia, con i suoi sogni spezzati, le sue speranze tradite, ma con una flebile e testarda voglia di riscatto (Darkness in Eldorado). Gli altri quattro episodi sono invece riletture stimolanti di alcuni storici del gruppo, ripresi democraticamente da ognuna delle loro precedenti uscite. Nella prima parte da sottolineare la splendida title track, tra le cose migliori di sempre dei Groovers: un tappeto di tastiere (Paolo Montanari) in forte odore di psichedelia (Chris Cacavas e i Green on red vi dicono qualcosa?) ed un sound oscuro ed elettrico che aumenta il senso epico dei temi trattati. Darkness in Eldorado allenta la tensione con un folk-rock di ampio respiro ed un'ottima coesistenza di elettrico ed acustico (la chitarra di Evasio Muraro, bassista nel resto del disco). More than this job alterna attimi di calma apparente ed un'esplosione elettrica nel ritornello, mentre Ballad, come suggerisce il titolo stesso, abbraccia i toni della ballata acustica, spartana e crepuscolare. Della seconda parte del disco catturano facilmente l'attenzione la sfuriata rock'n'roll di Where my daddy is? e la cruda versione di Something Burnin' (da quel piccolo gioiello che resta September Rain), anche se il nuovo corso dei Groovers sembra rivelarsi in tutta la sua forza nella ulteriore scarnificazione di Search for luck. Alla luce delle ottime impressioni suscitate in Do You remember The Working Class, attendiamo con fiducia gli sviluppi dei loro percorsi musicali.
Musicboom Aurelio Pausini - 11 giugno 2001

Nuova uscita per Michele Anelli e i suoi Groovers, a un anno di distanza dall'ottimo That's All Folks!!. Questa volta il prodotto in questione è un EP, contenente quattro inediti e altrettanti ripescaggi dai dischi precedenti della formazione, in versione però completamente riarrangiata. Tema conduttore dell'intera operazione, il mondo del lavoro: lo sfruttamento, le rivendicazioni sociali e i sacrifici con cui tutti i giorni abbiamo a che fare. Rock e impegno, quindi, in questa mezz'ora di musica, a partire dalla splendida Do You Remember the Working Class?, a metà tra atmosfere elettriche e acustiche, e con la voce carica di effetti, proseguendo con la ritmata Darkness in Eldorado, gli arrangiamenti scarni di More than This Job e Ballad, per solo voce e chitarra. Questo, per quanto riguarda gli inediti. Tra i titoli già conosciuti, piacciono molto una Search for Luck scheletrica fino quasi al minimalismo e Sad Town, sorta di rilettura-omaggio della Walk on the Wild Side di loureediana memoria, ma è facile farsi coinvolgere anche dalle atmosfere trascinanti di Where My Daddy Is? - bello l'assolo di chitarra finale - e dalle chitarre tremolate dell'epica Something Burnin'. Una prova decisamente convincente, quindi, che dimostra lo stato di grazia in cui versa la compagine piemontese, capace di coniugare con eccellenti musica e attenzione al sociale. Per divertirsi senza mai smettere di pensare.

Liberazione Gianni Lucini - 21 luglio 2001

i "Do you remember la classe operaia?" uno dei più bei titoli di Liberazione + diventato il titolo dell'ultimo cd dei Groovers. Non è una incidenza anzi il richiamo è diretto e cercato visto che la band ha riportato sulla label (il lato decorato del compact) proprio la prima pagina del numero del giornale. Il gruppo dato ormai per sciolto dopo lo splendido e acustico "That's All Folks!!" (dedicato ai morti sul lavoro) a dieci anni dalla sua nascita dimostra una vitalità inaspettata. La formazione è quella vista nei concerti dell'ultimo tour con il leader e frontman Michele Anelli, il tastierista Paolo Montanari, il batterista Antonio Guida ed Evasio Muraro, l'ex-chitarrista dei Settore Out, ormai definitivamente entrato a far parte dei Groovers. Il gruppo quasi a voler lasciare un segno sul "disgelo" dei movimenti, punta la sua attenzione sul conflitto di classe in modo decisamente marcato. Lo fa con otto tracce, quattro nuove e quattro rifacimenti. Aperte dal brano che da il titolo all'album. I testi, in inglese, ma con allegata la traduzione italiana non si prestano ad equivoci di sorta. La più bella, ispirata e commossa, è "Ballad", un brano vagamente dilaniano che pone interrogativi angosciosi ma regala anche speranze. Insomma, quando tutti li avevano dati per morti i Groovers con un piccolo gioiellino che contiene quattro pezzi inediti ed una sorta di rilettura del passato attraverso il rifacimento di quattro brani, uno per ciascuno dei quattro album più importanti della storia della band. Anche la musica parla un linguaggio nuovo segnato maggiormente dall'elettricità e con una ricerca sonora che sembra recuperare gli echi antichi della psicadelia californiana. E' una ulteriore e gradevole dimostrazione di come impegno sociale, rock e politica possono andare d'accordo senza confondersi. Come sempreaccade nelle canzoni dei groovers accanto a parole rabbiose che raccontano di condizioni di lavoro, di promesse non mantenute e di miraggi indotti, non si rinuncia a seminare speranza e voglia di reagire. "Stai vivo ora/ Combatti/ contro la voglia di lasciar perdere tutto" canta Mick in Darkness in Eldorado. I grido non è disperato ma ha i colori di una speranza che fino a qualche anno fa sembrava assente dalle canzoni della band. Forse proprio questo gioco dei brani degli anni novanta che cambiano di pelle nella ri-esecuzione del nuovo millennio appare più evidente la voglia di segnalare la ripresa del movimento, l'emergere di una nuova idea di cambiamento e di riscatto. Il grande gelo non c'è più nelle parole che suonano quasi come un giuramento "…Non voglio essere sconfitto, non questa volta/ io sono più di questo posto/ io sono più di questo lavoro / Quando piego la schiena, quando alzo il pugno / io sono più di questo lavoro.."

Toast rec luglio 2001

i Groovers continuano a macinare km e note - "ti ricordi della classe operaia?" è l'ultimo manifesto ideologico e creativo dei nostri - si gusta, come sempre, con estremo piacere - atmosfere ruvide ma toccanti, testi significativi (siamo o non siamo dalla stessa parte della barricata?) - indovinata la foto di copertina (voto: toccanti)







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