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www.suburbiamagazine.net Marco Delsoldato Ottobre 2001
In pochi si sarebbero aspettati l'uscita di questo Ep a così breve distanza dall'ultimo lavoro di studio dei Groovers "That's all folks !!", ma per l'ennesima volta il gruppo di Michele Anelli riesce a sorprendere in modo positivo noi ascoltatori di poca fede. Certo, inizialmente alcune domande sull'utilità di "Do you remember the working class?" me le sono poste: ma sarà un qualcosa di necessario, non rischierà di apparire come un'inutile coda dell'ultimo album? Ammetto di aver dubitato ed ammetto l'errore. Un Ep di questo livello è sempre ben accetto, sia per il numero delle tracce presenti (ben otto, delle quali quattro inedite), ma soprattutto per il valore di queste, con alcuni brani che non potevano di certo rimanere nascosti in qualche cassetto dimenticato…difficilmente avremmo perdonato il gruppo di Novara di fronte ad un simile "furto" Senza troppi sforzi mentali, possiamo dividere il disco in due parti: i primi quattro sono pezzi inediti, mentre la seconda metà dell'album è composta da brani storici della band che vengono, però, rivisitati rispetto alle versioni più conosciute. Sembra che i Groovers vogliano annunciarci la direzione del loro prossimo percorso musicale che, pur restando, ovviamente, legato a quelle sonorità "On the road" di stampo americano, potrebbe addentrarsi in territori fino ad ora poco esplorati dal gruppo. Così, se fra i pezzi nuovi abbiamo due autentiche perle come la splendida title- track e la tormentata, ma graffiata di speranze, "Ballad", nelle riletture si sentono in sottofondo echi di modernismo, soprattutto negli arrangiamenti e nell'uso dell'effettistica. La rabbiosa "Something burnin'" e la conclusiva "I'm a free man in this….SAD TOWN" (omaggio dovuto a Lou Reed) evidenziano un'evoluzione leggera ma indiscutibile, come se la storia decennale dei Groovers fosse semplicemente ad un bivio e non, come qualcuno aveva dichiarato dopo "That's all folks!!", alla fine. I testi, è forse scontato affermarlo, sono i soliti, colmi di rabbia, angoscia e speranza, a ricordarci come un legame fra rock ed impegno sociale sia possibile ancora oggi, anche se in pochi riescono ad realizzarlo con sincerità. A chi non sapesse nulla dei Groovers , prima di consigliare "Do you remember the working class?", dovrei fare un piccolo rimprovero: fino ad oggi vi siete persi uno dei gruppi più "importanti" della scena musicale italiana, rimediate in fretta….Per tutti gli altri non serve aggiungere altro, quello che Michele Anelli e compagni possono regalarvi lo sapete, i dubbi sono scomparsii da un pezzo…
www.cartaigenica.it Rokkoskrokko - ottobre 2001

Rock sanguigno e passionale. E' quello che da oltre un decennio propongono i Groovers, formazione di ispirazione statunitense (le radici del rock, il rock del radici…) e di spirito internazionalista, che è cresciuta con la musica e le parole non tantissimi working class heroes d'oltreoceano che hanno abbracciato una chitarra per cantarle chiare - un nome su tutti, Bruce Springsteen, coverizzato dai Groovers sia dal vivo che su disco - e ha sempre suonato con gli occhi, le orecchie, il cuore e il cervello sintonizzati su quello che accade ben al di fuori della sala prove e ben al di là del palco. La più recente testimonianza dell'attitudine di questa storica formazione proveniente dall'alto Novarese è l'ep Do you remember the working class?. Titolo e grafica non lasciano alcun dubbio circa il punto di vista di Mick Anelli e compagni, per i quali suonare "blue collar" non significa evidentemente assumere una posa né adeguarsi a un presunto genere musicale. Negli otto brani si sente senza dubbio l'influenza del Boss o di altri rockers a stelle e strisce come John Cougar Mellencamp, tuttavia non è questo l'unico ingrediente utilizzato dal gruppo, che ha una propria personalità e ciò si vede e si sente. Ancor più che nel precedente That's All Folks!! i Groovers non disdegnano accenti psichedelici e tonalità ruvide e anche oscure, con un sapiente uso di chitarre, tastiere e voci. Lo si può verificare in particolare nel brano di apertura che intitola il cd, nella conclusiva I'm a free man in this sad town, che comincia come una ballata chitarra e voce e finisce in crescendo con una citazione di Lou Reed, nell'ipnotica Ballad o nella a tratti velenosa Where my daddy is?. Un bel disco all'insegna della poesia del rock, della coerenza (anche nell'usare l'inglese per i testi) e dell'esperienza accumulata in anni di ascolti, di prove e di concerti.

Musicalnews Giancarlo Passarella - febbraio 2002

Psichedelia al posto del classico blue collar rock!
Il nuovo cd dei The Groovers spiazza l'ascoltatore che gia' conosceva la loro produzione discografica, compreso l'ottimo That's All Folks!, una risposta semplice al sound caro a Springsteen. Le 8 canzoni di Do You Remember The Working Class? sono equamente divise a meta' tra le novita' e le riproposizioni (in chiave spesso stravolta) di brani gia' usciti sui loro precedenti lavori.
Sfruttando una terminilogia del passato, possiamo etichettare questo nuovo disco come un piccolo album concept di dannata attualita', visto il diritto al lavoro come perno delle 8 canzoni: rock battagliero nelle tematiche, ma assai roots nelle musiche e negli arrangiamenti.
La title track e' una delle cose piu' riuscite prodotte dai gruppi underground italiani negli ultimi 20 anni: onirica, pichedelica e di una semplicita' semi infantile! Anche la line-up della band ha subito una maturazione e forse finalmente Michele Anelli ha trovato i giusti compagni per continuare una avventura musicale che con Do You Remember The Working Class? sembra ripartire oggi alla ricerca di nuove lande da conoscere. Ma forse questo disco rappresenta solo l'inizio di una stagione musicale, di un nuovo periodo dove tentare di creare la sintesi di tanti voli, sogni e passioni!
Lou Reed al posto di Bruce Springsteen: ecco i nuovi The Groovers.







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